Posts Tagged ‘emissioni di gas’

La politica energetica europea

La politica energetica europea sviluppata dalla Commissione Europea è cresciuta rapidamente nel corso dell’ultimo decennio  per promuovere le sostenibilità, competitività e sicurezza. Nel 2007 il Consiglio Europeo ha chiesto alla Commissione di elaborare un piano d’azione per il periodo dopo il 2010 e le proposte della Commissione UE per il 2020 includono iniziative pilota per promuovere un efficace Europa in termini di risorse (“Resource-efficient Europe”) . Le proposte della Commissione ad elaborare una strategia per l’approvvigionamento energetico in Europa entro il 2020, intitolato “20-20-20”, compreso l’impegno dell’UE a ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto al livello del 1990 è inoltre necessario ad implementare la tecnologia strategica della politica energetica (SET-Plan).
Gli obiettivi di sostenibilità,sicurezza e  competitività possono essere raggiunti  attraverso un mercato energetico, riducendo il consumo e la promozione di sistemi di innovazione con un basso tenore di carbonio. Il consiglio per Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia ha adottato, a maggio 2010, conclusioni relative alla strategia “Verso una strategia energetica per l’Europa 2011-2020”. Essa definisce il ruolo che svolge la politica energetica nel promuovere l’efficienza energetica e un’Europa competitiva in tutti i settori. La nuova strategia si basa su questioni fondamentali volte a integrare le reti moderne, particolare attenzione verso un’attuazione delle politiche concordate, la piena integrazione della prospettiva a lungo termine stabilendo  i settori prioritari per la strategia futura. Così, per ulteriori progressi, gli Stati membri e la Commissione devono garantire che le norme adottate nel 2007 vengono attuate presso  il piano d’azione creando un quadro stabile per le imprese che sviluppano piani di investimento e attività.  “UE dovrebbe concentrarsi sull’impatto degli investimenti e migliorare le condizioni per gli investimenti privati”,soprattutto perché “a causa della scarsità di fondi dal settore privato nella ricerca e sviluppo , l’Europa spende meno del 2%, mentre gli Stati Uniti e Giappone assegnano il 2,6% -3,4% ” ,  mostra la strategia.Per quanto riguarda la prospettiva a lungo termine, in conformità con gli obiettivi concordati a livello internazionale per limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi Celsius, il Consiglio Europeo ha fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni  del 80-95%  entro il 2050 rispetto al 1990. Circa l’80% di queste emissioni proviene da energia elettrica, riscaldamento, trasporti, combustione di combustibili fossili e dal settore dei servizi. La Direttiva sulle energie rinnovabili ha fissato,per la prima volta, obiettivi vincolanti nel settore dei trasporti: sono imposti limiti di CO2 per gli automobili e furgoni ed  è necessario raggiungere un obiettivo del 10% quota di energia rinnovabile entro il 2020. Nello sviluppo della tecnologia UE prevede degli  investimenti in valore di 80 miliardi di euro entro il 2020. Una sfida per l’Unione Europea è l’assicurazione  dei fondi disponibili per investimenti in diversi  progetti e iniziative che contribuiranno alla realizzazione della politica energetica. La nuova strategia di politica energetica 2011-2020 dovrebbe essere pienamente compatibile con l’obiettivo di eliminare il contenuto di carbonio a lungo termine, tenendo conto degli investimenti nel settore energetico.

Il trattato di Kyoto

Il trattato di Kyoto si propone  di rallentare il riscaldamento globale limitando le emissioni di gas serra che causano effetto serra. Un rapporto dell’Institute for Public Policy Research di Londra dimostra che l’UE non è riuscita a ridurre le emissioni, implicitamente non adempia ai suoi obblighi internazionali. Il rapporto sottolinea che solo due Stati membri dell’UE, si tratta di Regno Unito e Svezia, sono in grado di ridurre le emissioni ai limiti imposti dal trattato di Kyoto.

In base all’accordo di Kyoto, l’UE si è impegnata a ridurre le emissioni in modo da raggiungere l’80% dei livelli del 1990. In linea di principio, ciò dovrebbe avvenire attraverso gli sforzi di tutti gli Stati membri. Alcuni paesi più ricchi, come la Gran Bretagna e la Germania, hanno  accettato di ridurre il proprio gas serra con una percentuale più elevata rispetto ad altri paesi meno industrializzati come la Grecia o il Portogallo.E ‘stato un accordo che sembrava buono sulla carta, ma sembra aver dato degli  ostacoli.

La relazione dell’Istitute for Public Policy Research di Londra indica che solo il RegnoUnito e Svezia sono sulla buona strada per rispettare l’accordo, mentre tutti gli altri Stati membri dell’UE continuano a produrre grandi quantità di anidride carbonica e altri gas che influenzano il riscaldamento globale.

Tony Grayling, direttore dell’Istitute for Public Policy Research di Londra, dice che se l’UE non riesce a soddisfare gli obblighi da essa assunti in forza del Trattato di Kyoto, la situazione sarebbe catastrofica. I paesi ricchi devono dare l’esempio prima che i paesi in via di sviluppo possono permettersi di farlo.
Se l’UE non riesce a rispettare gli obblighi del trattato di Kyoto si sveglierà  in una situazione molto imbarazzante, perché era una delle organizzazioni che hanno fatto una campagna feroce per l’adozione dell’accordo.
Il più grande inquinatore del mondo, gli Stati Uniti, si rifiutò di firmare il trattato sostenendo che influenzerà la crescita economica.E grandi paesi, come India e Cina che si  stanno ancora sviluppando, sono esenti dal trattato. Perciò rimane a noi  ,cittadini  di UE, a iniziare a fare i primi gesti per provare a cambiare qualcosa.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: