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Le nuove occupazioni ”verdi” – estratto da GreenItaly 2011

Estratto dalla ricerca di Unioncamere – Fondazione Symbola “Green Italy -L’economia verde sfida la crisi. Rapporto 2011″. (pag. 185-188)

Le nuove occupazioni “verdi” 

Nel rapporto 2010 di GreenItaly erano state evidenziate, in maniera esemplificativa, una dozzina di figure “verdi” emergenti sul mercato del lavoro, che però la Nomenclatura ufficiale delle professioni (NUP) non aveva ancora censito. La breve carrellata che proponiamo quest’anno, anche essa di carattere esemplificativo, scende maggiormente nel dettaglio per mostrare come la green economy e i green jobs stiano nel frattempo maturando ancora.

Si tratta di green job completamente nuovi, come l’auditor in emissioni di gas serra, determinati da nuove tecnologie o nuove necessità ambientali o bisogni socio-economici, o quelli che specializzano competenze già esistenti caratterizzandole in senso green, come il giurista ambientale o l’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali. Le figure professionali che seguono sono perciò per molti versi rappresentative non solo dei settori e dell’offerta formativa disponibile negli ultimi due anni su tutto il territorio nazionale, ma anche dei nuovi fabbisogni espressi dalle imprese e dei professionisti che, in queste vesti, hanno già fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro.

1. Auditor esperto in emissioni di gas serra in atmosfera
Per effetto della Direttiva 2009/29/CE, la gestione delle emissioni dei gas serra sarà estesa, a partire dal 2012, anche a settori industriali precedentemente esclusi, per esempio per la fabbricazione di prodotti ceramici o la produzione di alluminio. Il che significa intervenire sui processi produttivi, raggiungendo una maggiore efficienza energetica e anche una riduzione delle emissioni inquinanti. L’auditor esperto di emissioni di gas serra conosce gli elementi normativi e metodologici per soddisfare le richieste della Direttiva ed è capace di redigere il bilancio di emissione di gas serra, di gestire le strumentazioni necessarie, comprese le attività di campionamento ed analisi ed ha competenze specifiche in merito alle attività di audit.

2. Tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile 
L’industria del legno e del mobile si trova in prima linea per quel che riguarda la sensibilità ambientale. Non solo i consumatori sono più attenti alle certificazioni di prodotto, ma anche le normative si sono fatte più stringenti in termini di qualità.
Il tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile si occupa dei cicli di lavorazione, cura l’adeguamento delle tecnologie di produzione e l’eventuale ricorso a risorse esterne. In particolare conosce e applica i software di disegno esecutivo del prodotto e dei suoi componenti, conosce la tecnologia dei materiali utilizzati nell’industria del settore, definisce i cicli di lavorazione e collabora alla definizione dei piani di qualità e delle procedure di controllo qualità. La sua specializzazione in termini green gli consente di ottimizzare la produzione in termini energetici e di rispettare tutte le norme e le sensibilità di mercato in fatto di ambiente e sostenibilità.

3. Operatore marketing delle produzioni agroalimentari biologiche 
Il biologico sta conquistando fette di mercato sempre più importanti, sia in ambito nazionale che in quello locale e per questo ha bisogno di figure competenti che conoscano bene il prodotto (qualità, giusto prezzo, mercato di riferimento, canali di distribuzione, norme comunitarie in materia, ecc.) e che sappiano come attivare un’ottima campagna promozionale del prodotto stesso.
L’esperto del marketing delle produzioni agroalimentari biologiche potrà essere impiegato all’interno di aziende biologiche, che si occupano di produzione, di commercio, di consulenza tecnica sul prodotto e sul commercio dello stesso, di distribuzione.

4. Statistico ambientale 
Lo statistico ambientale è il professionista che analizza i dati ambientali, collabora alla progettazione e alla dislocazione di reti per il monitoraggio ambientale, inventa e sostiene sistemi di indicatori ambientali. Può partecipare anche alle Via. Rileva la coerenza di progetti o lo stato dell’ambiente in relazione alle normative sulla qualità delle risorse naturali. È esperto nei criteri di costruzione di sistemi di indicatori ambientali e di misura delle variabili elementari per la quantificazione degli indicatori, si occupa della metodologia per la formulazione di piani di campionamento per la verifica degli standard di qualità delle risorse ambientali e di quella per l’analisi È una figura essenziale per l’analisi dei risultati, soprattutto nelle agenzie per l’ambiente, nelle ASL, nei comuni e nelle province dotati di reti di rilevamento ambientale, nei nuclei di valutazione dell’impatto ambientale di opere pubbliche, nelle imprese private che richiedono un certificato di qualità ambientale.

5. Risk manager ambientale
La figura interessa sia le grandi imprese sia quelle piccole e micro. Il risk manager ambientale analizza e individua i punti deboli, le possibili falle e i rischi a cui l’azienda potrebbe essere esposta e garantisce il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Valuta i rischi anche in riferimento alle conseguenze sull’attività commerciale. Affronta i rischi di calamità naturali nelle fasi antecedenti ed eventualmente successive agli eventi. Questo professionista progetta e propone le soluzioni più idonee al fine di prevenire o ridurre i rischi e realizza le politiche di gestione, monitorando nel tempo la loro evoluzione e il programma stesso di risk management messo in atto.

6. Ingegnere dell’emergenza
Le caratteristiche geografiche del nostro Paese, la complessa rete di collegamenti internazionali e i numerosi problemi che in questo contesto si pongono a causa di eventi naturali e squilibri sociali, impongono una capacità sempre maggiore di intervenire in condizioni di emergenza. Lo sviluppo di nuovi materiali, nuovi componenti e sistemi consentono di concepire processi di intervento e gestione dell’emergenza adatti a situazioni complesse. Lo sviluppo di competenze nel settore dell’ingegneria dell’emergenza si è imposto come una reale necessità nella formazione dei livelli operativi di alto profilo.
Questa figura, proveniente da diversi iter universitari, esprime al meglio le proprie competenze quando opera nel contesto dell’emergenza di protezione civile nelle diverse fasi di previsione, prevenzione, pianificazione e gestione. L’ingegnere dell’emergenza opera nella conservazione, tutela, difesa e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, così come nella gestione e pianificazione dell’ambiente e delle risorse. È esperto negli scenari di rischio e nei metodi di pianificazione.

7. Progettista di architetture sostenibili 
Le competenze professionali di questa figura gli consentono di utilizzare nuovi strumenti teorici e pratici dell’architettura e dell’ingegneria per un approccio integrato alla progettazione, dove il dialogo tra architettura, software di progettazione e tecnologia sia alla base di una chiara visione dello spazio costruito come elemento di interfaccia tra materia e informazione, tra corpo e luogo, tra locale e globale. Il suo approccio è di tipo sistemico: dalla progettazione bioclimatica alla conoscenza e uso dei materiali ecocompatibili, il progettista di architetture sostenibili non opera soltanto nell’ambito dell’edilizia ma anche in quello dell’urbanistica, progettando nuove opere o riqualificando quelle esistenti.

8. Esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali 
Negli ultimi anni il concetto di “Product lifecycle management”, ovvero di gestione del ciclo di vita del prodotto, è diventato il paradigma della moderna conduzione del sistema industriale, tanto più nei processi di greening e nelle imprese della green economy. La definizione di PLM richiede una profonda integrazione delle metodologie ingegneristiche per la gestione del prodotto con la visione manageriale necessaria alla gestione dei cicli di vita commerciale di bisogni, modelli, prodotti e settori industriali.
L’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali è in grado di utilizzare strumenti di collegamento e analisi di dati dell’area tecnica (CAD, distinte di progettazione, componenti di fornitura, ecc.) con dati dell’area gestionale (distinte e piani di produzione, approvvigionamenti, vendite, esercizio, assistenza e ricambi, ecc.). Le competenze di questa figura sono tali che se per ragioni aziendali questo professionista dovesse comunque ricoprire posizioni funzionali “classiche” (progettazione, ingegneria di produzione, ecc.), avrà comunque sviluppato una visione integrata dei processi aziendali e competenze interdisciplinari e interfunzionali tali da poter adeguatamente collaborare al miglioramento della competitività dell’impresa, assai più fattivamente di quanto possibile con una semplice esperienza lavorativa in una funzione aziendale.
L’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali è maggiormente diffuso nel settore industriale manifatturiero anche se le sue competenze stanno travasandosi anche nel settore delle telecomunicazioni, dell’energia e dei servizi: in generale in tutte quelle attività o settori dove esiste un focus e un ciclo di vita di sviluppo di nuovi prodotti o servizi.

http://www.csr.unioncamere.it/P42A654C369S68/Le-nuove-occupazioni—verdi——estratto-da-GreenItaly-2011.htm

Al via il bando per la competizione che premierà il comune italiano più amico della sporta

E’ ufficialmente aperto il bando per la prima edizione della competizione nazionale “Sfida all’Ultima Sporta” promossa dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, dell’Anci e con la collaborazione delle sedi locali delle associazioni nazionali partner della campagna, a partire da Italia Nostra.

“Cercansi amministratori comunali dinamici e visionari desiderosi di cogliere un’opportunità per coinvolgere i propri concittadini in un lavoro di squadra a beneficio dell’ambiente e della scuola locale” Così potrebbe suonare l’invito a partecipare che viene rivolto dagli organizzatori ai comuni se si volesse convertirlo in un annuncio.

“Sfida all’ultima sporta” è una competizione riservata ai comuni che hanno raggiunto il 60% di raccolta differenziata nel 2011 e con una popolazione compresa tra gli 8000 e i 16000 abitanti. L’iniziativa, promossa all’interno del progetto di Porta la Sporta, offre l’occasione per fare riflettere le comunità coinvolte – ma non solo- sulle conseguenze che gli attuali stili di vita “spreconi” hanno sull’ambiente e per spingerci ad adottare nuovi comportamenti consapevoli e più rispettosi del nostro territorio.

I comuni si sfideranno in una competizione che premierà il migliore risultato ottenuto di “uso consapevole delle risorse” con la collaborazione di tutta la comunità. L’indicatore che è stato scelto per misurare le performances dei partecipanti è rappresentato e misurato dal consumo di sacchetti monouso, in quanto esempio emblematico di un utilizzo “usa e getta”, che è necessario ridurre al minimo.

Concretamente la comunità che, nell’arco di sei mesi, sarà più capace di ridurre il consumo dei sacchetti monouso, a livello pro-capite, otterrà un premio in denaro da destinare alla scuola locale. Il sistema di misurazione che verrà applicato si baserà sia sui dati forniti dai comuni, come numero di acquisti effettuati in supermercati e negozi, sia sugli esiti dei rilevamenti effettuati dalla segreteria organizzativa e dalle sedi locali delle associazioni nazionali partner della campagna.

Come avvertono gli organizzatori: “Questa iniziativa vuole essere portatrice verso l’opinione pubblica di alcuni messaggi semplici, ma importanti, che possono condurre a una maggiore sostenibilità ambientale. Il messaggio chiave è che serve una presa di responsabilità sia individuale sia collettiva che possa contrapporsi alla deresponsabilizzazione attuale, diffusa a tutti i livelli della società. Per invertire questa tendenza e cambiare i comportamenti è necessario dare esempi alternativi coinvolgendo le persone”.

Il secondo messaggio indicato dagli organizzatori è sempre legato al tema della responsabilità con un riferimento alle future generazioni: “Oltre a fare il possibile per rallentare il degrado dei sistemi naturali del pianeta dobbiamo investire nell’educazione ambientale e civica delle future generazioni affinché non compiano i nostri stessi sbagli. Da qui la decisione di destinare il monte premi che il comune vincitore riceverà, alla scuola locale, un settore pubblico in cui si è invece progressivamente disinvestito.”

Le buone pratiche locali che attraversano l’Oceano

Sfida all’ultima sporta diventerà la seconda iniziativa internazionale del suo genere.Si ispira infatti a “Reusable Bag Challenge” che ha visto fronteggiarsi nel 2009, in Colorado, oltre 30 cittadine e un’intera contea in una gara a quale comunità consumava meno sacchetti. Gli esercizi commerciali aderenti, dai negozi di vicinato ai supermercati, hanno conteggiato, per un periodo di 6 mesi, i sacchetti risparmiati sulla base degli acquisti effettuati dai clienti senza utilizzare sacchetti monouso di qualunque materiale. ll premio in palio, una fornitura di pannelli solari completa di installazione, acquisita con il contributo degli sponsor, è andato a beneficio della scuola locale del comune vincitore, Basalto. La sfida, che ha entusiasmato migliaia di partecipanti ha significato, per l’ambiente, un risparmio immediato complessivo di oltre 5 milioni di sacchetti e altri effetti che si sono mantenuti nel tempo.

L’idea è partita da un giovane abitante di Telluride amante della natura, Dave Allen, e a lui verrà dedicata l’iniziativa italiana.

Chi sono gli sponsor e i partner che hanno reso possibile l’edizione italiana

La versione nostrana che si avvale della collaborazione della Cooperativa E.R.I.C.A. come Partner Tecnico può essere lanciata grazie al contributo complessivo di 20.000 euro che verrà donato al comune vincitore da tre sponsor: Banca Marche, sponsor principale, Frà Production, con il suo marchio Ecottonbag e Novamont.

Rimane comunque aperta la porta ad altre aziende, qualora volessero aggiungersi alla lista degli sponsor, per istituire un premio dedicato al secondo classificato.

Le tappe dell’iniziativa

I comuni che hanno i requisiti richiesti, e cioè un numero di abitanti compreso tra le 8.000 e le 16.000 unità e un indice di raccolta differenziata non inferiore al 60% come dato 2011, possono prendere visione del bando sul sito dell’iniziativa http://www.portalasporta.it/index.htm e inviare la loro candidatura a partire dal 28 maggio 2012 e sino al 30 settembre 2012.

Dopo le opportune verifiche verranno considerate le prime venti candidature valide pervenute. L’inizio previsto per la partenza della competizione è il primo novembre 2012.

La segreteria organizzativa nazionale supporterà i comuni partecipanti nella realizzazione delle varie iniziative di sensibilizzazione alla prevenzione e alla gestione consapevole dei rifiuti.

Rapporto ONRE 2012- pubblicato da Legambiente

    “Legambiente è un’associazione di liberi cittadini e cittadine che si battono per migliorare la vivibilità dell’ambiente, per garantire la salute della collettività, per un mondo diverso, più giusto e più felice.Più di venticinque anni di storia fatta di 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale.
Impegnata contro l’effetto serra, l’inquinamento, le ecomafie e l’abusivismo edilizio, Legambiente ha aperto la strada a un forte e combattivo volontariato ambientale. Con le sue campagne di monitoraggio scientifico e informazione Legambiente ha raccolto migliaia di dati sull’inquinamento del mare, delle città, delle acque, del sistema alpino e del patrimonio artistico, sviluppando un’idea innovativa delle aree protette. Sostiene le energie rinnovabili e un’agricoltura libera da ogm e di qualità; è attiva nel mondo della scuola; con Volontari ambiente offre a migliaia di ragazzi opportunità di partecipazione. Con La Nuova Ecologia svolge un’opera quotidiana di informazione sui temi della qualità ambientale. Con i progetti di cooperazione, si batte per un mondo dove le persone, le comunità, i popoli siano davvero i protagonisti del futuro.

         Senza dubbio, si deve all’Europa la spinta più significativa all’innovazione energetica e ambientale in edilizia. A partire dal 2002, attraverso provvedimenti sempre più dettagliati, si è andata definendo e articolando una prospettiva di cambiamento nel settore delle costruzioni ritenuta strategica ai fini della lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione della spesa energetica delle famiglie e delle imprese, e in generale per la creazione di nuove opportunità occupazionali e di riqualificazione urbana. L’efficienza energetica in edilizia è infatti un tassello della politica energetica e climatica che ha come orizzonte gli obiettivi da raggiungere al 2020 in termini di riduzione delle emissioni di CO2e di contributo delle fonti rinnovabili ai consumi energetici, introdotti con la Direttiva 2009/28/CE. A livello europeo i consumi legati agli immobili rappresentano infatti circa il 40% di quelli energetici complessivi e, per dare risposta a questa sfida, sono state approvate in questi anni Direttive nel campo delle prestazioni energetiche degli edifici e della loro certificazione, del contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi domestici. Le indicazioni previste dalle Direttive Comunitarie sono entrate in vigore in Italia a seguito di provvedimenti di recepimento che hanno in alcuni casi ampliato e in altri non ancora completato la piena applicazione. Ultimo tassello del mosaico normativo, sicuramente il più rilevante, è stata l’approvazione del Decreto Legislativo 28 del 3 Marzo 2011.

     Nell’edizione 2012 del Rapporto si è voluto dare risalto anche a tutte quelle realtà locali che hanno introdotto indicazioni specifiche in materia di certificazione energetica degli edifici. Sono 349 quelli che hanno ribadito nel proprio Regolamento Edilizio l’obbligatorietà della certificazione energetica per gli edifici, in alcuni casi prescrivendo limiti superiori alla normativa in vigore. Sono 18 i Comuni che prescrivono per i nuovi edifici e le ristrutturazioni che si raggiunga un livello minimo equivalente alla classe B, di questi 7 si trovano in Trentino Alto Adige, 4 ciascuno in Friuli Venezia Giulia e Lombardia, 2 in Veneto ed uno in Campania (Mercato San Severino). Va segnalato anche un Comune calabrese, Gasperina, dove sono previsti incentivi per i miglioramenti prestazionali degli edifici ed il raggiungimento della classe A o B. Sono in tutto 46 i Comuni che incentivano i “salti” di classe energetica. Tra i grandi Comuni Udine e Bolzano sono gli unici in Italia ad aver stabilito come classe minima ammessa per le nuove costruzioni la B, rendendo obbligatorio il protocollo Casa Clima, il che significa realizzare edifici con un fabbisogno energetico inferiore a 50 kWh/m² all’anno.

        Risulta di fondamentale importanza monitorare e verificare costantemente le nuove realizzazioni per garantire gli acquirenti che la certificazione risulti veramente corrispondente con la classe dichiarata dall’attestato. Per questo motivo si segnalano alcuni Comuni che hanno scelto di rivedere il regolamento edilizio recependo il protocollo CasaClima, che permette di offrire garanzie di trasparenza a tutto il processo di progettazione e costruzione, di formazione dei tecnici, oltre che la verifica di tutti gli edifici. In alcuni Comuni – come Chions (PD), Selvazzano Dentro (PD), Vigonovo (VE), Arzignano (VI), Sona (VR), Sulzano (BS) ed Adro (BS) – a queste indicazioni si è aggiunto anche l’obbligo per le nuove costruzioni di appartenere come minimo alla Classe B, e incentivi per il raggiungimento della Classe C.

BOLZANO – QUARTIERE CASANOVA
     Uno degli esempi più interessanti è quello in fase di ultimazione a Bolzano denominato “CasaNova”. Il quartiere, situato nella periferia Ovest del capoluogo Alto Atesino ed il cui completamento è previsto per il 2012, consiste in 950 appartamenti su più edifici,che saranno tutti in Classe A di certificazione energetica Casa Clima (30 kWh/m2/anno) e permetteranno un risparmio del fabbisogno energetico annuo del 42% rispetto agli edifici di tipo tradizionale.
Per la produzione e la distribuzione di energia termica è stato realizzato un impianto di teleriscaldamento per l’intero quartiere con un risparmio del fabbisogno energetico annuo del 31% rispetto ad una soluzione con impianti a caldaie autonome per singola unità abitativa, mentre per la produzione di acqua calda sanitaria è stato realizzato un impianto centralizzato a collettori solari, per la maggior parte installati lungo la linea ferroviaria tangente al quartiere CasaNova, con un risparmio del fabbisogno energetico annuo del 36% rispetto a quello prodotto con fonti energetiche tradizionali. Anche il recupero delle acque meteoriche e l’orientamento dell’edificio fanno parte delle prerogative degli edifici in costruzione sopra i quali verranno realizzati i tetti verdi per un migliore isolamento termico. Infine viene considerato determinante anche il tema della mobilità sostenibile; il quartiere Casa Nova infatti avrà una pista ciclo-pedonale interna collegata alla rete della città di Bolzano e sarà realizzata anche una nuova stazione ferroviaria del treno metropolitano.”

2012 – Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà Intergenerazionale

2012 è stato nominato l’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà Intergenerazionale, in conformità con la decisione no. 940/2011/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 settembre 2011.

A tutti ci viene data l’opportunità di riflettere sul fatto che l’aspettativa di vita degli cittadini europei è in aumento e che, allo stesso tempo, invecchiano in buona salute – opportunità che dobbiamo far valere.

L’invecchiamento attivo può consentire alla generazione dei “baby boom” e agli anziani di domani:
– di restare nel mondo del lavoro e di condividere la loro lunga esperienza,
– di giocare ulteriormente un ruolo attivo nella società,
-di vivere una vita molto sana e soddisfatta,
– di combattere l’esclusione sociale tra gli anziani, incoraggiandoli a partecipare attivamente nelle loro comunità a livello locale e regionale e di impegnarsi in iniziative della cittadinanza attiva a livello nazionale ed europeo,
– per evitare lo stato di dipendenza quando le persone sono molto vecchi.

L’anno europeo incoraggia e sostiene gli sforzi degli Stati membri di promuovere l’invecchiamento attivo e di fare di più per mobilitare il potenziale dello segmento della popolazione che si avvicina a 60 anni o sopra di tale età. Così, sono stimolate la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni e la creazione delle migliori possibilità per consentire agli anziani di svolgere un ruolo attivo nel mercato del lavoro.

Gli obiettivi principali della EY 2012 saranno:
– promuovere l’invecchiamento attivo per l’occupazione,
– promuovere l’invecchiamento attivo nella comunità, anche attraverso la cittadinanza attiva, volontariato e cura,
– promuovere l’invecchiamento attivo a casa con un invecchiamento sano e un stilo di vita indipendente,
– rafforzare la cooperazione e la solidarietà tra le generazioni.

L’invecchiamento attivo è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “il processo di ottimizzazione delle opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza, al fine di migliorare la qualità della vita delle persone anziane. Questo permette alle persone anziane di scoprire nella vita il potenziale per il loro benessere e di partecipare alla vitta sociale secondo i loro bisogni, desideri e le capacità, mentre sono assicurate le misure adeguate per garantire la loro sicurezza, la protezione e la cura quando ne hanno bisogno di assistenza “.

La solidarietà tra le generazioni si riferisce al sostegno reciproco e la cooperazione tra diversi gruppi di età, per fondare una società in cui le persone di ogni età svolgono il loro ruolo secondo le proprie esigenze e capacità, potendo beneficiare dell’economia e del progresso sociale allo stesso modo.

Gli anziani rappresentano un segmento ampio e crescente della popolazione dell’UE. Questa popolazione di rapido invecchiamento cambia le società in molti modi. Purtroppo, l’invecchiamento è spesso visto come un problema, porta delle sfide nella struttura dell’età al lavoro, nella sostenibilità degli sistemi di protezione sociale, nell’organizzazione e finanziamento della salute e negli servizi di assistenza a lungo termine.

Questa immagine negativa non è giusta se pensiamo all’enorme esperienza degli anziani. Il loro contributo per la società è spesso sottovalutato e deve essere riconosciuto e promosso. Abbiamo bisogno di un cambiamento di atteggiamento se vogliamo avere una società per tutti.

La Giornata Europea della Solidarietà tra Generazioni si celebra ogni anno il 29 aprile. In questo modo, ci viene data l’opportunità di considerare i progressi compiuti in conformità con gli obiettivi di invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale e aumentare la consapevolezza di agire e di farsi coinvolgere.

In collaborazione con l’EFA (Piattaforma Europea per gli Anziani) e altri partner di progetto, CSR Europe ha annunciato la pubblicazione della nuova brochure per promuovere l’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni – “2012: Ognuno ha un ruolo da svolgere”
La brochure presenta una vasta panoramica dell’Anno Europeo 2012, e offre una gamma di consigli e raccomandazioni su come partecipare.


http://prontoanziano.blogspot.it/

“Prassi imprenditoriali e CSR nei Distretti del Veneto”, progetto Cà Foscari

   Al inizio di quest’anno, presso l’Università Cà Foscari di Venezia, è stata presentata la Ricerca “Prassi imprenditoriali e CSR nei distretti del Veneto”.

 L’indagine, svolta dall’Università di Cà Foscari in collaborazione con Unioncamere del Veneto e sostenuta dal Fondo Sociale Europeo, è stata sottoposta sotto forma di questionario a 500 aziende regionali di Vicenza, Padova, Treviso, Verona, Venezia, Rovigo, Belluno. L’anno di inizio dell’attività è: entro il 1969 (24%), dal 1970 al 1979 (18,6%), dal 1980 al 1989 (25,4%), dal 1990 al 1999 (17,9%), dal 2000 in poi (14,0%). Come forma giuridica sono: società di capitali (60,1%), società di persone (24,6%), ditte individuale (11,6%) e altre forme (3,6%). Le aziende fanno parte dagli seguenti settori di attività: industria (43,5%), commercio (15,7%), costruzioni (5,3%), altri servizi (38,7%). Il fatturato è: da 0 a 2 milioni di euro (57,8%), da 2 a 10 (24,3%), da 10 a 50 milioni di euro (13,9%), oltre 50 milioni di euro (4,0%). Il numero dei dipendenti varia da 0 a 9 – 40,3%, da 10 a 49 – 42,5%,da 50 a 249 – 13,9%, oltre 250 – 3,2%.

40,8% delle aziende non avevano mai sentito parlare di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) ! L’altro 59.2% conoscono i strumenti di CSR però non gli applicano nella misura in cui gli conoscono. Fra gli esempi sta AA1000 conosciuta da 100% delle aziende che però non viene applicata, seguita da Global Compact, le linee guida OCSE e il Libro Verde della Commissione Europea conosciuti in stesso percentuale che però vengono applicati da 5,9%, 6,3% e rispettivamente il 11,4% delle aziende. Sono conosciuti in percentuali da 85,6% a 98,1% gli altri strumenti di RSI: Certificazione ISO 9001 (applicata dal 59,6%), Codici Etici (41,0%), Bilancio Sociale (21,3%), Certificazione ISO 14001 (22,0%), Carta dei Valori (24,8%), Bilancio Ambientale (18,0%), Sa8000 (16,9%), Certificazione OHSAS (22,8%), Regolamento EMAS (7,4%), ISO 26000 (9,4%), Progetto CSR-SC (16,7%).

Le aziende hanno risposto alle domande sulla adozione delle politiche di RSI verso la comunità, i dipendenti, i fornitori, clienti/consumatori e l’ambiente.

   Verso la comunità le aziende adottano le seguente politiche di RSI: donazione nel sociale 63,8%, sponsorizzazioni 59,2%, partnership con enti no-profit 20,2%, altro 16,4%.
Verso i dipendenti vengono adottate le politiche: tutela della salute e della sicurezza sul posto del lavoro 88,8%, flessibilità di orari 68,6%, benefit aziendali 51,9%, stage formativi 51,6%, mediazioni con circuiti bancari al fine di ottenere prestiti o mutui 17,4%, benefit di conciliazione vita-lavoro 14,0%, disponibilità di alloggi 9,7%, altro 15,1%.
Verso clienti/consumatori: attenzione alla satisfazione del cliente 86,3%, sicurezza del prodotto 65,9%, materiali informativi 61,0%, ufficio clienti 32,9%,altro12,9%.
Verso i fornitori: monitoraggio catena di fornitura 56,6%, forme di pagamento veloci 55,4%, altro 20,0%.
Verso l’ambiente : riciclaggio (fotocopie fronte-retro, raccolta differenziata ) 92,2%, riduzione emissioni inquinanti (aeree, sonore) 54,3%, razionalizzazione delle risorse idriche e di energia elettrica 40,3%, impiego di packaging ridotto e/o ecologico 32,9%, impiego di energie rinnovabili 20,2%, altro 12,8%.

Per la definizione delle politiche di RSI le aziende coinvolgono o consultano i seguenti soggetti: sindacati 24,3%, lavoratori 80%, enti pubblici/istituzioni 46,1%, rappresentanti della comunità territoriale 28,2% si, clienti/consumatori 60,7%, fornitori 58,8%.

Le principali ragioni che hanno spinto le aziende ad intraprendere politiche di RSI sono: miglioramento dell’immagine dell’azienda 67%, soddisfazione da parte dei dipendenti 55,9%, riduzione del numero di infortuni sul luogo di lavoro 49,8%, fidelizzazione della clientela/dei consumatori 41,9%, riduzione dei costi (produttivi/energetici) 34,8%, spirito solidaristico 30%, rafforzamento con il territorio o con la comunità 29,5%, aumento della competitività 22,5%, capacità attrattive nei confronti di risorse umane 18,1%, spirito religioso 8,4%, aumento della produttività 7,9%, altro 15,0%.

Le aziende comunicano queste politiche di RSI attraverso i seguenti modi: etichette sui prodotti 15,2%, brochure e altro materiale informativo 47,8%, sito web/newsletter 40,8%, altro 46,7%.

Le principali difficoltà nell’adozione di politiche di RSI sono: costi elevati 55,8%, mancanza di incentivi economici da parte delle istituzioni 55,8% , burocrazia eccessiva 51,2%, scarsi ritorni economici e competitivi a fronte dei investimenti reali 49,8%, scarso interesse da parte dei clienti/consumatori 25,6%, scarsa collaborazione da parte dei fornitori 21,4%, scarsa collaborazione da parte dei dipendenti 13,5%, altro 6,5%.

I risultati emersi mostrano che più della metà delle aziende è a conoscenza di queste pratiche, ma che ne vengono applicate solo alcune, principalmente le certificazioni. Tutti concordino invece sulle difficoltà date dai costi elevati e dalla burocrazia eccessiva e complessa: quasi il 92% degli intervistati ritiene doveroso un intervento pubblico per incentivare l’attuazione delle buone pratiche.
Il 91,7% delle aziende ritiene auspicabile un intervento pubblico nell’incentivo delle politiche di RSI, attraverso: sgravi fiscali 93,6%, semplificazione della burocrazia 96,7%, incentivi e premi 85,1%, maggiori punteggi nelle gare di appalto e nei bandi di finanziamento 80,5%, enti di certificazioni statali anziché privati 48,5%.

In riferimento alle politiche di RSI adottate dalle aziende, sono considerate vere le seguenti affermazioni:
– 49%, è difficile valutare quali siano stati i vantaggi conseguiti
– 29,5%, i costi sono sostenibili
– 29,1%, i vantaggi conseguiti sono inferiori ai costi sostenuti
– 12,3%, i vantaggi conseguiti sono superiori rispetto ai costi sostenuti
– 12,3%, i costi sono insostenibili
– 5,5%, i vantaggi conseguiti sono uguali ai costi sostenuti

In relazione all’attuale periodo di crisi, la RSI e percepita come:
– un dovere etico-sociale 63,7%
– uno strumento utile per la sostenibilità aziendale 32,3%
– un investimento 24,8%
– un mezzo per rafforzare la competitività 24,8%
– uno strumento di innovazione strategica 22,1%
– una spesa superflua 8,0%
– una via per uscire dalla crisi 5,3%

Nel futuro prossimo le aziende intendono: mantenere le politiche RSI finora adottate 59,8%, aumentare gli investimenti RSI 35,3%, diminuire gli investimenti RSI 1,8%, non adottare politiche RSI 3,8%.

Solo il 13,4% delle aziende conoscono il progetto “CSR Veneto” di Regione e Unioncamere Veneto per promuovere la RSI. Se ritiene che il progetto sia utile per la diffusione della RSI in misura: 31,3% abbastanza, poco 6,3%, molto 17,9%, non so 43,8%, per nulla 0,9%.
Il 61,7% sarebbe favorevole al riconoscimento di un marchio qualità da parte della Regione Veneto per le imprese socialmente responsabili, il 30,6% hanno risposto non so e solo il 7,7% hanno risposto no.

Ringrazio Dott.ssa Valentina Cagnin, dottoranda di Ricerca presso l’Università Cà Foscari di Venezia, in Diritto europeo dei contratti civili, commerciali e del lavoro, per il ramo del diritto del lavoro, per avermi messo a disposizione i dati necessari.

Le 4 ERRE: rifiuta, riduci, riusa, ricicla!

La produzione di plastica assorbe l’8% della produzione mondiale di petrolio.

Al ritmo di crescita attuale il mondo produce 240 milioni di tonnellate di plastica all’anno di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata.

Italia è al primo posto in Europa per consumo dell’acqua in  bottiglie di plastica, procapite: 193 litri circa. Bottiglie di plastica utilizzate in un anno: 9 miliardi di cui riciclate circa il 30%.

Sacchetti di plastica consumati quest’anno nel mondo 145.080.000.000 circa!

Circa la metà della quantità di plastica prodotta annualmente viene impiegata per produrre articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro l’anno.

La produzione mondiale della plastica sta crescendo al ritmo del 3,5% all’anno e questo significa che ogni 20 anni la quantità di plastica prodotta potrebbe raddoppiare.

Quasi il 90% del rifiuto galleggiante in mare è costituito da plastica.

Circa 250 miliardi di frammenti microscopici di plastica galleggiano nel Mediterraneo.

I relativi detriti si accumulano nell’ambiente e il problema è in rapida crescita.

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SESA SpA: la voce del Presidente; responsabilità sociale d’impresa e filosofia aziendale…

L’esperienza accumulata durante le ore di teoria del nostro corso, essendo stati ospiti di SESA SpA, ci ha portati a parlare con il Presidente Mario Sandrin (foto sotto). Ringraziandolo sin d’ora per la professionalità profusa alla causa, di seguito vi riporteremo quanto emerso da una nostra breve intervista. Dalle parole dello stesso Presidente si potrà cogliere l’attenzione dedicata dall’azienda a tutte le sfaccettature dei suoi servizi rivolti alla collettività.

Gentile Presidente, cosa vuol dire Responsabilità Sociale d’Impresa per SESA? 

Non amo usare definizioni accademiche, quindi vi dico che ho la fortuna di presiedere e rappresentare i lavoratori di SESA e personalmente ritengo che l’impresa non sia un concetto astratto, ma la somma delle azioni di tutti noi. Dall’ultimo dei Presidenti al primo dei Collaboratori, ognuno per la propria mansione, tutti noi cerchiamo di fornire il nostro importante servizio alle persone e alle comunità con comportamenti corretti, trasparenti e responsabili. Ci occupiamo principalmente di rifiuti urbani ed ogni giorno cerchiamo di conseguire un servizio quanto più Sostenibile ponendo attenzione e rispetto alla Natura, ai territori che ospitano i nostri impianti ed a tutti i cittadini che abitano le zone da noi servite . Questa filosofia ci deve contraddistinguere in tutto ciò che facciamo perché dobbiamo salvaguardare il nostro presente ed il nostro futuro nel tentativo di lasciare un ambiente migliore alle generazioni che ci succederanno.

Qual ‘è la strategia sociale di SESA?                                                                                                 

Agli occhi di un management “vecchio stile” non vi sarebbero esigenze per una strategia sociale legata al riconoscimento e al conseguimento di una posizione sul mercato dei rifiuti. Oggi, per essere riconosciuti dai potenziali clienti, nel mondo dei servizi ecologici è rilevante dare soluzioni sempre meno impattanti e sempre più economiche; infatti questo è ancora possibile in quanto si è ancora lontani dal mitico obbiettivo del rifiuto zero . I classici investimenti in ricerca e sviluppo restano fondamentali a supporto di un’azione di marketing tradizionale. Detto questo, proprio la tematica dei rifiuti abbisogna del coinvolgimento di tutti i cittadini per la sua gestione e soluzione; conseguentemente per SESA diventa fondamentale la percezione dei benefici sociali connessi alla sua presenza e azione. La Nostra azienda si interessa della promozione del benessere sociale e ambientale nelle comunità ove hanno sede gli impianti prescindendo dal motivo di differenziarsi dai competitors, ma perseguendo la fiducia dei cittadini. Quindi la responsabilità sociale è parte integrante della politica aziendale di SESA e, tra le altre cose, questa strategia mira anche a creare rapporti stabili e non sporadici con organizzazioni no-profit creando, perché no , anche occasioni di lavoro.

Quali sono gli stakeholder di SESA? Come li ha mappati?  

Individuare gli stakeholder di SESA può diventare un lavoro lunghissimo per la miriade di attività, ambiti e contesti che tutti i giorni si affrontano. Rispondo in maniera sintetica ma non superficiale: i cittadini di Este sono stakeholder primari, infatti, sono i proprietari di SESA rappresentati dal Comune. Sicuramente la componete pubblica ha reso sensibile la società al territorio, ma è doveroso precisare che si è completata nella sua filosofia anche grazie alla componete privata, sia in termini di efficienza che di ricerca e sviluppo. Mi capita di mappare i portatori di interesse per azioni o obiettivi di governance grazie al valido supporto fornito dalla teoria manageriale (azionariato, fornitori, management, sindacati, dipendenti, banche, clienti, enti pubblici, associazioni e fondazioni di varia natura ed estrazione, associazioni di categoria, ecc..) , ma credo di non aver mai identificato tutti i possibili stakeholder di SESA vista la moltitudine di piccoli interlocutori polverizzati nelle zone dove offriamo i nostri servizi.

 Quali sono la missione e la visione di SESA?

Qualcosa può essere emerso durante le risposte precedenti , ma sinteticamente potrei dire:
“ correttezza e trasparenza nei confronti degli azionisti e degli altri stakeholder; gestire la società con integrità, efficacia ed efficienza; permettere alle proprie risorse umane un congruo livello di sicurezza, di benessere e lo sviluppo delle loro conoscenze ; esercitare la propria attività nel rispetto dell’ambiente e dei principi legati alla sostenibilità “.

Cosa prevedono le vostre politiche di Sviluppo Industriale per i prossimi anni? 

Dopo cinque anni di tumultuoso sviluppo aziendale, sia a livello impiantistico che a livello di organico (sono più che raddoppiati i collaboratori di SESA in questo periodo giungendo a quota 200 dipendenti) , si sta cercando di esportare la nostra tecnologia in altre regioni e perché no, in altre nazioni.

Che forme di prevenzione in materia di sicurezza ambientale ha adottato SESA?

Ovviamente viviamo in una Regione dove certi argomenti non vengono lasciati al caso o alla buona volontà delle singole aziende, specie in tema di rifiuti. Ovviamente sono state applicate tutte le disposizioni di Regione, Provincia, USL, ARPAV ed i controlli interni ed esterni, pianificati o a sorpresa da parte degli enti citati, sono all’ordine del giorno.
Parallelamente a quanto anzidetto è bene ricordare che sono attuati dei continui monitoraggi su matrici, fossi pensili, falde ed emissioni in atmosfera e, a fronte della consolidata esperienza in materia, SESA spesso collabora con il legislatore per migliorare processi e controlli.
Parlando di riscontri tangibili l’evento alluvionale del 2010 ha messo a dura prova gli impianti causando parecchi danni, ma i sistemi di sicurezza ambientale previsti hanno retto benissimo e non vi è stato alcun sversamento di rifiuto.

Guardando l’organigramma di SESA non abbiamo trovato il Dipartimento Marketing; quale sarebbe il motivo di tal assenza?

Non c’è il dipartimento ma la funzione c’è ed è sotto il coordinamento della presidenza con delle collaborazioni anche esterne. Ovviamente tutto è perfettibile e si dovrebbe fare di più, ma, come ho più volte ho detto durante il corso del mio mandato, SESA, essendo basata su una struttura bicefala (spesso punto di forza nel suo agire), ogni tanto ci mette un po’ a sincronizzarsi.

Rispetto all’immagine sotto riportata, in quale iniziativa strategica collocherebbe SESA a fronte delle sue politiche gestorie? 

Sviluppo sostenibile perché l’azienda ha pienamente coscienza del suo ruolo all’interno della società e, partendo da tal prospettiva, mira a far evolvere il suo modello di business verso obiettivi sempre più ispirati a fini etici e responsabili.

Quali strumenti di rendicontazione adotta l’azienda per divulgare i risultati raggiungi in ambito: sociale, ambientale ed economico?

Fino ad oggi la rendicontazione EMAS. Per il futuro anche il bilancio di sostenibilità .

Notando le certificazioni conseguite ci domandiamo: “avete intenzione di raggiungere eventuali ulteriori attestazioni in ambito procedurale?”

Con l’EMAS si è raggiunto il massimo delle attestazioni volontarie relativamente alle prestazioni ambientali e alla loro trasparenza .

SESA, a fronte dei notevoli quantitativi di energia prodotti e consumati, predispone il Bilancio Energetico?

Si, in occasione della richiesta di attribuzione dei certificati bianchi. Questa certificazione mira ad attestare la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile relativamente però alla non emissione di CO2 di origine fossile in atmosfera . Per intenderci, nel 2011 SESA ha prodotto energia da fonte rinnovabile equivalente al consumo anno civile di 15000 famiglie.

Vista la congettura economica e le difficoltà di assunzione per i cittadini disoccupati, quali sono le procedure attuate da SESA per evitare forme di discriminazione tra gli aspiranti ad un posto di lavoro?

Responsabilizzando i dirigenti dei vari reparti relativamente al personale che assumono e cercando di concedere il colloquio a tutte le persone che lo richiedono .
Negli ultimi due anni per colpa della crisi le richieste di lavoro sono “scoppiate” ed onestamente, non riusciamo ad incontrare tante persone quante sono le richieste!

L’anno scorso è entrata in vigore la nuova raccolta differenziata con l’uso delle schede magnetiche. Secondo il parere di tanti cittadini il numero di svuotamenti minimi obbligatori è troppo alto e dovrebbe essere rapportato ad un periodo annuale e non ridotto a frazioni trimestrali. Con l’attuale metodo non si prende in considerazione la stagionalità perché d’inverno si fanno meno rifiuti (umido e secco) rispetto al periodo estivo. Ne consegue che durante l’inverno avanzano degli svuotamenti ed invece d’estate il cittadino deve pagare di più perché supera il numero minimo (senza considerare poi che i rifiuti che non sono a pagamento sono raccolti una volta ogni due settimane). Tutto ciò, a nostro modesto parere, ci fa pensare che la soglia di svuotamenti non è rapporta all’effettivo utilizzo del servizio, ma bensì a qualcosa di imposto dall’alto e su base forfettaria, logica incomprensibile in questo periodo di grave crisi economica per le famiglie.

Passato un anno la disapprovazione da parte dei cittadini rimane alta, in quanto non hanno avuto delle risposte in merito. Di conseguenza, cosa ne pensa l’azienda di tutto ciò?

SESA non è un’autorità di politica ambientale; SESA è un’azienda operativa si occupa di raccolta, fornendo gli impianti di riferimento territoriale o strategico per la gestione dei rifiuti. Spetta al Bacino Padova Tre determinare o cambiare le modalità di raccolta comune per comune.

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