La Conferenza delle Nazioni Unite e gli accordi globali sul cambiamento climatico

download1La Conferenza degli Nazioni Uniti sul cambiamento climatico ha aperto il suo lavoro lunedi, 26 novembre a Doha. Più di 190 paesi sono rappresentati alla Conferenza, dato che  195 paesi sono firmatari della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e 193 di loro hanno ratificato anche il protocollo di Kyoto (KP). Alle  delegazioni governative si uniscono migliaia di altri partecipanti, rappresentanti del’ industria e di business, delle più importanti organizzazioni ambientali non governative, istituti di ricerca e dei media.

Questa  18 ª Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP 18) negozierà alcune questioni chiave in materia di cambiamento climatico, con un significativo impatto economico e sociale sugli paesi firmatari della Convenzione e del Protocollo. L’obiettivo rimane: continuare il protocollo di Kyoto, il cui primo periodo di impegno (2008 – 2012) scade quest’anno. L’elemento chiave di KP lo rappresenta  l’assunzione , per il secondo periodo di impegno (CP2), degli obiettivi quantitativi vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG). I delegati sperano di identificare soluzioni legali funzionali a modo che, da un lato, il Protocollo può continuare, e dall’altro, questo deve rimanere funzionale anche nell’intervallo “transitorio”, fornendo inclusivamente la  funzionalità dei suoi meccanismi  flessibili di mercato.

Il secondo aspetto importante riguarda la continuazione del lavoro sulla  Piattaforma di Durban, che prepara il futuro accordo globale sul cambiamento climatico, al fine di stabilire impegni vincolanti per tutte le Parti della Convenzione.

Il futuro accordo globale si prevede di entrare nel vigore nel 2020, mà il suo completamento è previsto per il 2015. Questo accordo globale è molto importante, dato che i paesi considerati sviluppati, firmatari del protocollo, legano e comportino costi significativi, mentre gli impegni assunti ai sensi della Convenzione (UNFCCC) sono volontari (anche se avallato politicamente dallo stato firmatario).

 

 

Lo sviluppo sostenibile

Sia che si tratti dell’economia di un paese o del mondo intero – è chiaramente bisogno di un cambiamento di ottica nel settore delle imprese, ma anche nelle politiche del governo.

La crisi economica e finanziaria è stata generata dal modello di mercato attuale, un modello che dovrebbe essere ricreato da zero. La soluzione potrebbe venire da un nuovo sistema, sostenibile e orientato al progresso al lungo termine della società umana. Provvedimenti adeguati e necessari per lo sviluppo sostenibile sono già in atto in più aziende di tutto il mondo.

Lo sviluppo sostenibile può essere un soluzione 2 in 1 anche per i problemi ambientali, sia naturali e di business. Condizioni da soddisfare contemporaneamente rimangono però: l’esistenza delle politiche orientati verso lo sviluppo sostenibile e l’apertura delle aziende al consumo e ad una produzione sostenibile.

EcoProcura Conference 2012

image  Il potere degli appalti pubblici per trasformare il mercato europeo (Malmö, Svezia, 21 settembre 2012) ha sottolineato il ruolo delle autorità pubbliche nella gestione di soluzioni innovative alle sfide sociali e ambientali.

La conferenza ha dimostrato un consenso  sul fatto che le autorità pubbliche hanno il potere e la responsabilità di creare un mercato di prodotti e servizi sostenibili. Con spese  di 2 miliardi di € / anno (19% del PIL), per prodotti e servizi, il settore pubblico è il più grande acquirente sul mercato europeo. Questo rappresenta un enorme potenziale di stimolare soluzioni innovative alle questioni ambientali e sociali.

La Commissione europea ha sottolineato che vuole la semplificazione e la modernizzazione delle norme su gli  appalti pubblici a sostegno locale, regionale e nazionale, promuovere l’innovazione e raggiungere i loro obiettivi di sviluppo sostenibile.

Oggi l’Europa si trova ad affrontare difficili problemi economici e sociali, è per questo che le autorità pubbliche hanno l’obbligo di promuovere l’innovazione nella produzione e nel consumo di beni e servizi.

L’approvvigionamento di beni e servizi sostenibili e innovativi  è uno degli strumenti chiave per stimolare nuove soluzioni tecnologiche o servizi e, contemporaneamente, contribuire alla creazione di posti di lavoro, aumentare la competitività dell’industria europea e incoraggiare la creazione di servizi pubblici più efficienti.

La Commissione europea ha annunciato un ulteriore finanziamento delle rete di pubbliche autorità  per soluzioni innovative di appalto.

Le pratiche correnti,  non sostenibile, di consumo,  sono la causa principale di un uso eccessivo delle risorse naturali, le minacce alla biodiversità, l’aumento della povertà e il cambiamento climatico. Le autorità pubbliche di tutta Europa sono pronti ad assumersi la responsabilità per l’acquisto di prodotti e servizi sostenibili e innovativi.

La sfida è far sì che ogni euro speso può essere  in grado di massimizzare le prestazioni sociali, ridurre gli impatti ambientali e di contribuire allo sviluppo economico sostenibile.

Airberlin – una delle più recenti flotte in Europa

110831_abe90d1009a_oneworld_kampagne_low-20120202-162311Airberlin, la seconda più grande compagnia aerea tedesca, è consapevole della responsabilità che ha, sia per l’ambiente che per l’umanità. In termini ecologici, Airberlin assume un ruolo pionieristico. Al centro di questo è il programma “Eco Efficient Flying ,” per quale la compagnia aerea ha vinto ÖkoGlobe per la mobilità sostenibile nel 2011. Con un consumo di 3,5 litri per 100 chilometri percorsi per passeggero, Airberlin è ora in prima linea nelle compagnie aeree europee.

Airberlin investe costantemente nella tecnologia più avanzata e nel rinnovo della flotta. Con un’età media di soli cinque anni, Airberlin gestisce uno dei più nuovi, più silenziose  e  più efficienti flotte d’Europa. La  media per le compagnie aeree in Europa è di circa 12 anni. Le aeronave sono dotate delle più moderne tecnologie, quindi, sono più sicuri e più efficaci. Airberlin nel 2001 è stata la prima compagnia aerea in Europa ad utilizzare i propri aeromobili Winglets sulle estremità alari per ridurre la creazione di vortici e il consumo di carburante.

Nell’estate del 2012, un programma chiamato “Fuel Efficiency Training” è stato sviluppato appositamente per i piloti Airberlin, in questo progetto il pilota impara a ridurre il consumo di carburante mediante l’attuazione di alcune tecniche di volo, e altre misure . Airberlin è anche la prima azienda tedesca che implementa la procedura di atterraggio  via satellite con RNP (Required Navigation Performance – Autorizzazione Obbligatorio) a Innsbruck e Salisburgo. Ciò significa che i piloti possono trovare nuovi modi di avvicinamento e di atterraggio che non sono limitati a un traiettoria lineare. Questa procedura utilizza lo spazio aereo approccio più efficace, e quindi riduce il consumo di carburante.

“La responsabilità non è solo un concetto teorico per Airberlin, la mettiamo in pratica ogni giorno. Abbiamo praticamente tre obiettivi principali in tema di sostenibilità: vogliamo essere esperti di tutela dei consumatori e la soddisfazione dei clienti, pionieri in materia di tutela ambientale e voglliamo promuovere e rafforzare la coesione sociale del gruppo Airberlin e nella nostra società. Per l’ambiente abbiamo già stabilito anni fa programmi per conservare le risorse e per volare in modo eco efficiente. Siamo costantemente impegnati a migliorare le suddette disposizioni. Airberlin è e resterà un pioniere del clima e la protezione dell’ambiente “, ha dichiarato Hartmut Mehdorn, CEO di Berlino-Tagel Airport.
airberlin

Le nuove occupazioni ”verdi” – estratto da GreenItaly 2011

Estratto dalla ricerca di Unioncamere – Fondazione Symbola “Green Italy -L’economia verde sfida la crisi. Rapporto 2011″. (pag. 185-188)

Le nuove occupazioni “verdi” 

Nel rapporto 2010 di GreenItaly erano state evidenziate, in maniera esemplificativa, una dozzina di figure “verdi” emergenti sul mercato del lavoro, che però la Nomenclatura ufficiale delle professioni (NUP) non aveva ancora censito. La breve carrellata che proponiamo quest’anno, anche essa di carattere esemplificativo, scende maggiormente nel dettaglio per mostrare come la green economy e i green jobs stiano nel frattempo maturando ancora.

Si tratta di green job completamente nuovi, come l’auditor in emissioni di gas serra, determinati da nuove tecnologie o nuove necessità ambientali o bisogni socio-economici, o quelli che specializzano competenze già esistenti caratterizzandole in senso green, come il giurista ambientale o l’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali. Le figure professionali che seguono sono perciò per molti versi rappresentative non solo dei settori e dell’offerta formativa disponibile negli ultimi due anni su tutto il territorio nazionale, ma anche dei nuovi fabbisogni espressi dalle imprese e dei professionisti che, in queste vesti, hanno già fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro.

1. Auditor esperto in emissioni di gas serra in atmosfera
Per effetto della Direttiva 2009/29/CE, la gestione delle emissioni dei gas serra sarà estesa, a partire dal 2012, anche a settori industriali precedentemente esclusi, per esempio per la fabbricazione di prodotti ceramici o la produzione di alluminio. Il che significa intervenire sui processi produttivi, raggiungendo una maggiore efficienza energetica e anche una riduzione delle emissioni inquinanti. L’auditor esperto di emissioni di gas serra conosce gli elementi normativi e metodologici per soddisfare le richieste della Direttiva ed è capace di redigere il bilancio di emissione di gas serra, di gestire le strumentazioni necessarie, comprese le attività di campionamento ed analisi ed ha competenze specifiche in merito alle attività di audit.

2. Tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile 
L’industria del legno e del mobile si trova in prima linea per quel che riguarda la sensibilità ambientale. Non solo i consumatori sono più attenti alle certificazioni di prodotto, ma anche le normative si sono fatte più stringenti in termini di qualità.
Il tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile si occupa dei cicli di lavorazione, cura l’adeguamento delle tecnologie di produzione e l’eventuale ricorso a risorse esterne. In particolare conosce e applica i software di disegno esecutivo del prodotto e dei suoi componenti, conosce la tecnologia dei materiali utilizzati nell’industria del settore, definisce i cicli di lavorazione e collabora alla definizione dei piani di qualità e delle procedure di controllo qualità. La sua specializzazione in termini green gli consente di ottimizzare la produzione in termini energetici e di rispettare tutte le norme e le sensibilità di mercato in fatto di ambiente e sostenibilità.

3. Operatore marketing delle produzioni agroalimentari biologiche 
Il biologico sta conquistando fette di mercato sempre più importanti, sia in ambito nazionale che in quello locale e per questo ha bisogno di figure competenti che conoscano bene il prodotto (qualità, giusto prezzo, mercato di riferimento, canali di distribuzione, norme comunitarie in materia, ecc.) e che sappiano come attivare un’ottima campagna promozionale del prodotto stesso.
L’esperto del marketing delle produzioni agroalimentari biologiche potrà essere impiegato all’interno di aziende biologiche, che si occupano di produzione, di commercio, di consulenza tecnica sul prodotto e sul commercio dello stesso, di distribuzione.

4. Statistico ambientale 
Lo statistico ambientale è il professionista che analizza i dati ambientali, collabora alla progettazione e alla dislocazione di reti per il monitoraggio ambientale, inventa e sostiene sistemi di indicatori ambientali. Può partecipare anche alle Via. Rileva la coerenza di progetti o lo stato dell’ambiente in relazione alle normative sulla qualità delle risorse naturali. È esperto nei criteri di costruzione di sistemi di indicatori ambientali e di misura delle variabili elementari per la quantificazione degli indicatori, si occupa della metodologia per la formulazione di piani di campionamento per la verifica degli standard di qualità delle risorse ambientali e di quella per l’analisi È una figura essenziale per l’analisi dei risultati, soprattutto nelle agenzie per l’ambiente, nelle ASL, nei comuni e nelle province dotati di reti di rilevamento ambientale, nei nuclei di valutazione dell’impatto ambientale di opere pubbliche, nelle imprese private che richiedono un certificato di qualità ambientale.

5. Risk manager ambientale
La figura interessa sia le grandi imprese sia quelle piccole e micro. Il risk manager ambientale analizza e individua i punti deboli, le possibili falle e i rischi a cui l’azienda potrebbe essere esposta e garantisce il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Valuta i rischi anche in riferimento alle conseguenze sull’attività commerciale. Affronta i rischi di calamità naturali nelle fasi antecedenti ed eventualmente successive agli eventi. Questo professionista progetta e propone le soluzioni più idonee al fine di prevenire o ridurre i rischi e realizza le politiche di gestione, monitorando nel tempo la loro evoluzione e il programma stesso di risk management messo in atto.

6. Ingegnere dell’emergenza
Le caratteristiche geografiche del nostro Paese, la complessa rete di collegamenti internazionali e i numerosi problemi che in questo contesto si pongono a causa di eventi naturali e squilibri sociali, impongono una capacità sempre maggiore di intervenire in condizioni di emergenza. Lo sviluppo di nuovi materiali, nuovi componenti e sistemi consentono di concepire processi di intervento e gestione dell’emergenza adatti a situazioni complesse. Lo sviluppo di competenze nel settore dell’ingegneria dell’emergenza si è imposto come una reale necessità nella formazione dei livelli operativi di alto profilo.
Questa figura, proveniente da diversi iter universitari, esprime al meglio le proprie competenze quando opera nel contesto dell’emergenza di protezione civile nelle diverse fasi di previsione, prevenzione, pianificazione e gestione. L’ingegnere dell’emergenza opera nella conservazione, tutela, difesa e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, così come nella gestione e pianificazione dell’ambiente e delle risorse. È esperto negli scenari di rischio e nei metodi di pianificazione.

7. Progettista di architetture sostenibili 
Le competenze professionali di questa figura gli consentono di utilizzare nuovi strumenti teorici e pratici dell’architettura e dell’ingegneria per un approccio integrato alla progettazione, dove il dialogo tra architettura, software di progettazione e tecnologia sia alla base di una chiara visione dello spazio costruito come elemento di interfaccia tra materia e informazione, tra corpo e luogo, tra locale e globale. Il suo approccio è di tipo sistemico: dalla progettazione bioclimatica alla conoscenza e uso dei materiali ecocompatibili, il progettista di architetture sostenibili non opera soltanto nell’ambito dell’edilizia ma anche in quello dell’urbanistica, progettando nuove opere o riqualificando quelle esistenti.

8. Esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali 
Negli ultimi anni il concetto di “Product lifecycle management”, ovvero di gestione del ciclo di vita del prodotto, è diventato il paradigma della moderna conduzione del sistema industriale, tanto più nei processi di greening e nelle imprese della green economy. La definizione di PLM richiede una profonda integrazione delle metodologie ingegneristiche per la gestione del prodotto con la visione manageriale necessaria alla gestione dei cicli di vita commerciale di bisogni, modelli, prodotti e settori industriali.
L’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali è in grado di utilizzare strumenti di collegamento e analisi di dati dell’area tecnica (CAD, distinte di progettazione, componenti di fornitura, ecc.) con dati dell’area gestionale (distinte e piani di produzione, approvvigionamenti, vendite, esercizio, assistenza e ricambi, ecc.). Le competenze di questa figura sono tali che se per ragioni aziendali questo professionista dovesse comunque ricoprire posizioni funzionali “classiche” (progettazione, ingegneria di produzione, ecc.), avrà comunque sviluppato una visione integrata dei processi aziendali e competenze interdisciplinari e interfunzionali tali da poter adeguatamente collaborare al miglioramento della competitività dell’impresa, assai più fattivamente di quanto possibile con una semplice esperienza lavorativa in una funzione aziendale.
L’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali è maggiormente diffuso nel settore industriale manifatturiero anche se le sue competenze stanno travasandosi anche nel settore delle telecomunicazioni, dell’energia e dei servizi: in generale in tutte quelle attività o settori dove esiste un focus e un ciclo di vita di sviluppo di nuovi prodotti o servizi.

http://www.csr.unioncamere.it/P42A654C369S68/Le-nuove-occupazioni—verdi——estratto-da-GreenItaly-2011.htm

Al via il bando per la competizione che premierà il comune italiano più amico della sporta

E’ ufficialmente aperto il bando per la prima edizione della competizione nazionale “Sfida all’Ultima Sporta” promossa dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, dell’Anci e con la collaborazione delle sedi locali delle associazioni nazionali partner della campagna, a partire da Italia Nostra.

“Cercansi amministratori comunali dinamici e visionari desiderosi di cogliere un’opportunità per coinvolgere i propri concittadini in un lavoro di squadra a beneficio dell’ambiente e della scuola locale” Così potrebbe suonare l’invito a partecipare che viene rivolto dagli organizzatori ai comuni se si volesse convertirlo in un annuncio.

“Sfida all’ultima sporta” è una competizione riservata ai comuni che hanno raggiunto il 60% di raccolta differenziata nel 2011 e con una popolazione compresa tra gli 8000 e i 16000 abitanti. L’iniziativa, promossa all’interno del progetto di Porta la Sporta, offre l’occasione per fare riflettere le comunità coinvolte – ma non solo- sulle conseguenze che gli attuali stili di vita “spreconi” hanno sull’ambiente e per spingerci ad adottare nuovi comportamenti consapevoli e più rispettosi del nostro territorio.

I comuni si sfideranno in una competizione che premierà il migliore risultato ottenuto di “uso consapevole delle risorse” con la collaborazione di tutta la comunità. L’indicatore che è stato scelto per misurare le performances dei partecipanti è rappresentato e misurato dal consumo di sacchetti monouso, in quanto esempio emblematico di un utilizzo “usa e getta”, che è necessario ridurre al minimo.

Concretamente la comunità che, nell’arco di sei mesi, sarà più capace di ridurre il consumo dei sacchetti monouso, a livello pro-capite, otterrà un premio in denaro da destinare alla scuola locale. Il sistema di misurazione che verrà applicato si baserà sia sui dati forniti dai comuni, come numero di acquisti effettuati in supermercati e negozi, sia sugli esiti dei rilevamenti effettuati dalla segreteria organizzativa e dalle sedi locali delle associazioni nazionali partner della campagna.

Come avvertono gli organizzatori: “Questa iniziativa vuole essere portatrice verso l’opinione pubblica di alcuni messaggi semplici, ma importanti, che possono condurre a una maggiore sostenibilità ambientale. Il messaggio chiave è che serve una presa di responsabilità sia individuale sia collettiva che possa contrapporsi alla deresponsabilizzazione attuale, diffusa a tutti i livelli della società. Per invertire questa tendenza e cambiare i comportamenti è necessario dare esempi alternativi coinvolgendo le persone”.

Il secondo messaggio indicato dagli organizzatori è sempre legato al tema della responsabilità con un riferimento alle future generazioni: “Oltre a fare il possibile per rallentare il degrado dei sistemi naturali del pianeta dobbiamo investire nell’educazione ambientale e civica delle future generazioni affinché non compiano i nostri stessi sbagli. Da qui la decisione di destinare il monte premi che il comune vincitore riceverà, alla scuola locale, un settore pubblico in cui si è invece progressivamente disinvestito.”

Le buone pratiche locali che attraversano l’Oceano

Sfida all’ultima sporta diventerà la seconda iniziativa internazionale del suo genere.Si ispira infatti a “Reusable Bag Challenge” che ha visto fronteggiarsi nel 2009, in Colorado, oltre 30 cittadine e un’intera contea in una gara a quale comunità consumava meno sacchetti. Gli esercizi commerciali aderenti, dai negozi di vicinato ai supermercati, hanno conteggiato, per un periodo di 6 mesi, i sacchetti risparmiati sulla base degli acquisti effettuati dai clienti senza utilizzare sacchetti monouso di qualunque materiale. ll premio in palio, una fornitura di pannelli solari completa di installazione, acquisita con il contributo degli sponsor, è andato a beneficio della scuola locale del comune vincitore, Basalto. La sfida, che ha entusiasmato migliaia di partecipanti ha significato, per l’ambiente, un risparmio immediato complessivo di oltre 5 milioni di sacchetti e altri effetti che si sono mantenuti nel tempo.

L’idea è partita da un giovane abitante di Telluride amante della natura, Dave Allen, e a lui verrà dedicata l’iniziativa italiana.

Chi sono gli sponsor e i partner che hanno reso possibile l’edizione italiana

La versione nostrana che si avvale della collaborazione della Cooperativa E.R.I.C.A. come Partner Tecnico può essere lanciata grazie al contributo complessivo di 20.000 euro che verrà donato al comune vincitore da tre sponsor: Banca Marche, sponsor principale, Frà Production, con il suo marchio Ecottonbag e Novamont.

Rimane comunque aperta la porta ad altre aziende, qualora volessero aggiungersi alla lista degli sponsor, per istituire un premio dedicato al secondo classificato.

Le tappe dell’iniziativa

I comuni che hanno i requisiti richiesti, e cioè un numero di abitanti compreso tra le 8.000 e le 16.000 unità e un indice di raccolta differenziata non inferiore al 60% come dato 2011, possono prendere visione del bando sul sito dell’iniziativa http://www.portalasporta.it/index.htm e inviare la loro candidatura a partire dal 28 maggio 2012 e sino al 30 settembre 2012.

Dopo le opportune verifiche verranno considerate le prime venti candidature valide pervenute. L’inizio previsto per la partenza della competizione è il primo novembre 2012.

La segreteria organizzativa nazionale supporterà i comuni partecipanti nella realizzazione delle varie iniziative di sensibilizzazione alla prevenzione e alla gestione consapevole dei rifiuti.

McDonald ‘s International

McDonald’s è la più grande e la più popolare catena di fast food in tutto il mondo, che opera con più di 30.000 ristoranti in 121 paesi.

I clienti serviti in Italia sono, secondo le cifre fornite dall’azienda nel 2006, oltre 180 milioni all’anno, circa 600.000 al giorno, con 340 ristoranti in 19 regioni. Attualmente il numero dei locali è aumentato fino a raggiungere quota 406, grazie all’estensione in molte zone ancora non interessate e all’intensificazione della presenza in quelle già servite.

La visione di McDonald’s è quella di essere riconosciuto come un fast food che offre ai propri clienti la migliore esperienza. Essendo il migliore vuol dire raggiungere e mantenere degli standard di qualità, servizi e pulizia (QSC) speciali, per riuscire a fare ogni cliente che arriva a sorridere e stare bene.

McDonald’s spera di riuscire a garantire per tutti gli ristoranti la fornitura di prodotti dai fornitori locali. Nella maggioranza dei paesi della Europa Centrale questa strategia è stata applicata con molto successo. Tuttavia, va notato che non tutti i fornitori possono soddisfare gli standard di qualità stabiliti di McDonald’s perciò ci sono dei casi in cui i prodotti sono importati. Pertanto McDonald’s è una fonte importante di reddito a livello locale, attraverso le tasse pagate.

Le tecniche utilizzate da McDonald’s per assicurare la qualità dei prodotti sono riconosciuti dalle istituzioni di profilo al livello internazionale e spesso sono più severi rispetto ai limiti fissati dalle autorità di controllo della qualità. Il processo non finisce nemmeno quando il prodotto viene confezionato e in attesa di essere consumato da cliente. Ogni prodotto deve essere tenuto al caldo solo un certo periodo di tempo, che non deve essere superato. Così, il sistema di controllo copre l’intero processo di produzione, dalla materia prima al prodotto finito nel vassoio del cliente.

Ogni McDonald’s nuovo in Europa Centrale crea in media 100 nuovi posti di lavoro. Questo numero è più grande del normale che ci si aspetterebbe in un ristorante “classico”. Inoltre, ogni apertura di un ristorante McDonald’s è significativa per gli contrati con le imprese di costruzione locali. Così, McDonald’s è un importante servizio per le aziende partner locale. Questa e una scelta nella politica dell’azienda di stipulare contratti per la progettazione, costruzione e installazione dalla stessa zona dei futuri clienti.

McDonald’s è stato coinvolto in molte cause giudiziarie, la maggior parte relative allo marchio registrato. L’azienda ha minacciato molte imprese alimentari se non rinunciano al loro nome commerciale Mc o Mac. In un caso degno di ricordare, McDonald’s ha citato in giudizio un caffè scozzese chiamato McDonald, nonostante il fatto che era stato aperto un secolo prima (Sheriff Court, Glasgow e Strathkelvin, 21 novembre 1952).

In settembre 2002, McDonald’s ha annunciato volontariamente di ridurre i grassi dal contenuto d’olio usato nella preparazione. L’olio non è stato cambiato. Negli processi che hanno portato questo, i ricorrenti hanno sostenuto che McDonald’s non ha informato il pubblico che l’olio non è stato modificato come promesso. In questa occasione si è scoperto che i grassi trans erano presente in percentuali superiori a quelle dichiarate (una porzione di patate McDonald’s contiene 8 grammi di grassi trans). L’intesa raggiunta nel processo con BanTransFats.comdar e con una parte privata richiede a McDonald’s di informare il pubblico che l’olio non è stato modificato. McDonald’s ha dovuto anche donare 7 milioni dollari ad American Heart Association per creare un programma per informare la popolazione sui rischi dei grassi trans.

Nel 2002, gruppi di vegetariani militanti, per lo più hindu, hanno citato in giudizio McDonald’s e hanno vinto condannando che le patatine erano presentate come vegetariani. Anche se dopo il 1990 si fermò la frittura delle patate nel grasso animale, le patatine fritte contengono grasso animale aggiunto.

McDonald’s deve ancora difendersi in alcune cause sui diritti dei lavoratori. Nel 2001 la società è stata multata £ 12.400 da magistrati britannici per i bambini impiegati illegalmente e, inoltre, con gli orari di lavori troppo lunghi.

Per la quinta volta, anche quest’anno McDonald’s è stata valutata tra le aziende con il miglior ambiente di lavoro e pertanto figura tra i BEST WORKPLACES 2012. Rispetto agli anni passati, il Great Place to Work Institute, società di ricerca e consulenza manageriale internazionale che promuove questo riconoscimento, ha deciso di stilare due differenti classifiche in base alle dimensioni dell’azienda. McDonald’s ha ottenuto il 5° all’interno della classifica Large Companies, comprendente le aziende con più di 850 dipendenti.

I migliori ambienti di lavoro in Italia

http://www.greatplacetowork.it/migliori-aziende/i-migliori-ambienti-di-lavoro-in-italia

Le Top 10 Trends in materia di RSI per il 2012

Questo articolo è di Tim Mohin, direttore di responsabilità delle imprese per Advanced Micro Devices e autore del libro di prossima pubblicazione Modifica Affari From the Inside Out: La guida del Treehugger di lavoro nelle aziende.

Qui ci sono i maggiori sviluppi per guardare nel mondo sempre crescente e mutevole della responsabilità sociale.

1. Going Global: La marcia inarrestabile verso la globalizzazione continuerà ad estendere la portata della responsabilità d’impresa. Ad esempio, il nuovo requisito di conflitto minerali nel Dodd-Frank Financial Reform Act rompe un nuovo terreno per il campo di applicazione della responsabilità sociale, richiedendo molti tipi di commerci per monitorare quattro minerali e  ritornare alle loro fonti per assicurarsi che non alimentano i conflitti nei campi minati dell’Africa centrale. Dato che questo e gli requisiti analoghi sorgono, la tendenza è chiara: i leader aziendali di responsabilità sociale saranno sempre più responsabili per un comportamento responsabile da sempre delle loro catene di fornitura.

2. Il trionfo (o Tyranny) di Trasparenza: La pressione per i livelli sempre crescenti di trasparenza e divulgazione costruirà nel 2012. L’anno scorso, secondo CorporateRegister.com, oltre 5.500 aziende in tutto il mondo, hanno emesso rapporti di sostenibilità rispetto ai circa 800 di dieci anni fa. Inoltre, il “Rate e Raters” relazione di SustainAbility.com ha trovato più di 100 set di rating che misurano che le imprese sono più responsabile. Tutte le quattro grandi società di revisione si stanno espandendo le loro pratiche di verificare tutte queste rivelazioni e sono anche sponsor della quarta edizione ampliata delle linee guida Global Reporting Initiative, che delineano standard di informativa in materia di RSI. Nel 2012 una iniziativa nuova e promettente, il Global Initiative for rating di sostenibilità, cercherà di standardizzare il quadro voti, ma al di là che ci sia un po’ di sollievo in vista per l’indagine-affaticato di CSR manager.

3. Emerge il coinvolgimento dei dipendenti: il collegamento tra la RSI e i dipendenti impegnati continua a crescere. A Hewitt & Associates studio hanno esaminato 230 posti di lavoro con oltre 100.000 dipendenti e hanno scoperto che quanto più una società persegue attivamente gli sforzi degni ambientali e sociali, i più impegnati sono i suoi dipendenti. La Società per la Gestione delle Risorse Umane hanno comparato le compagnie che hanno programmi di sostenibilità con le aziende che gli hanno più poveri e ha scoperto che nel morale le prime erano del 55% in più, nei processi di business sono stati il 43% più efficiente, l’immagine pubblica è stata del 43% più forte, e la fedeltà dei dipendenti è stata 38% in più. Aggiungete a tutto il fatto che le aziende con dipendenti altamente motivati hanno tre volte il margine operativo ( Towers e Watson) e quattro volte gli utili per azione (Gallup) a fronte delle società con innesto basso, e hanno un business case convincente per questo trend continuo nel 2012 e oltre.

4. Problemi politici: Le elezioni domineranno la conversazione pubblica negli Stati Uniti nel 2012, e le aziende saranno alternativamente descritti come avidi, inquinanti, maestri inaffidabili burattini politici e creatrici di modelli di virtù, con poco spazio nel mezzo. Al di là della retorica, i candidati non saranno in grado di resistere mettendo in evidenza le storie di successo aziendali dotate di vantaggi economici, ambientali e sociali. I leader della RSI dovrebbero scegliere quelli che promuovono saggiamente e fissare dei limiti chiari per evitare di diventare palloni politici.

5. Collaboratition: Come CSR diventa sempre più un elemento di differenziazione, le aziende dovranno entrambe competere e collaborare sui temi della CSR. Ho ideato il collaboratition termine in un discorso 2011 per descrivere come le aziende sappiano competere e collaborare in materia di RSI, allo stesso tempo. I numerosi rating RSI, insieme con i dati del Reputation Institute per il 2011 “Pulse Survey”, che indicano che la RSI è responsabile di oltre il 40% della reputazione di una società, gettano le basi per la concorrenza CSR. D’altra parte, ci sono una pletora di associazioni e reti di attori multi che favoriscono la collaborazione su temi di CSR. Gruppi come l’Electronics Industry Citizenship Coalition dimostrano come concorrenti possono collaborare con CSR, come minerali conflitto. Perché avrebbero dovuto?Tali questioni sono talmente pesanti che lavorare insieme è chiaramente più efficiente. All’altra estremità dello spettro ci sono iniziative come il programma ecomagination di GE, che favorisce un vantaggio competitivo.”Collaboratition” significa che le aziende possono collaborare su iniziative di CSR quando questo è più efficiente, pur continuando a competere sui programmi CSR delle loro aziende.

6. Shoppers di sostenibilità: i consumatori sono sempre più in sintonia con la sostenibilità su le loro decisioni di acquisto. “Etichette verdi” sono stati in giro per molto tempo, ma Wal-Mart indice di sostenibilità sta prendendo una tacca. Già alla guida fornitori WMT per migliorare le prestazioni, in futuro, l’indice potrebbe apparire su un punto di vendita label per i prodotti. Aspettatevi green marketing nel 2012 per alzare la posta sulla base dei successi delle campagne, come la linea Earthkeepers di Timberland(“Nature Needs Heroes”). Forse l’high water mark per l’eco-minded pubblicità era Patagonia brillante “Non acquistare questo Jacket” di messaggistica. L’iniziativa Common Threads chiede ai clienti di impegnarsi ad acquistare solo ciò di cui hanno bisogno e invece riparare, riutilizzare e riciclare i loro vestiti. Nulla ispira fiducia nei tuoi eco-valori più che raccontare ai clienti a non comprare i vostri prodotti. Sistemi di certificazione indipendenti, come il GoodGuide continueranno a proliferare, come sarà “causa di marketing”, per la semplice ragione che funziona. Comunicazioni a cono rapporti in studio per il 2010 causa Evolution che “anche come causa di marketing continua a crescere, i consumatori sono più desiderosi. In effetti, l’83 per cento degli americani vogliono di più dei prodotti, servizi e rivenditori che utilizzano per sostenere le cause. “

7. Occupare From the Inside: PriceWaterhouseCoopers ha trovato che 88% dei Millennials, o “echo boomers”, scelgono  i datori di lavoro basati su forti valori della RSI, e 86% prenderebbe in considerazione di lasciare se i valori CSR delle imprese non soddisfano più le loro aspettative. Come una nuova generazione va a lavorare in America corporativa, sta portando forti valori di giustizia sociale con essa. Allo stesso tempo, le aziende sono sempre più sotto pressione di “andare verde”. Così, nonostante l’opinione diffusa che le imprese si trovano in una corsa verso il basso, il 2012 vedrà più posti di lavoro creati per i professionisti della RSI che vogliono cambiare lavoro dall’interno verso l’esterno. Aziende di tutti i tipi sono alla ricerca di persone che aiutino a migliorare le loro prestazioni ambientali, sociali ed etiche per tutta la loro catena del valore. Ci sono reclutatori come Ellen Weinreb e Martha Montag Brown che si specializzano nella RSI posti di lavoro, e le grandi reclutatori hanno preso piedi.

8. Social Media Regole: Devo ammettere che avevo preso un account Facebook solo per infastidire i miei figli. Ora Facebook e Twitter sono essenziali strumenti di comunicazione per qualsiasi serio programma di CSR. I social media non sono un sostituto per pesanti relazioni annuali in materia di RSI, ma tali relazioni sono documenti di riferimento sempre più statici, utilizzati principalmente per la ricerca di fatti e di classificazione delle prestazioni. I social media aprono un modo per i soggetti interessati di interagire direttamente con il programma di CSR di un’azienda. Attraverso i social media, le aziende ottengono un seguito di persone che sono interessate delle loro prestazioni CSR e possono tenere sotto controllo le istanze degli interessati su tutte le questioni emergenti. Questi strumenti sono ancora molto nuovi, e nessuna società ha perfezionato il loro uso, ma è chiaro che il social media è un gioco e  che nessuno  può permettersi di stare fuori.

9. Diritti Umani: Dalla pubblicazione 2008 del “Rapporto Ruggie” sui diritti umani e società transnazionali, le aziende sono state svegliate su questioni dei diritti umani attraverso le loro catene del valore. Ad esempio, le grandi società di ricerca su Internet sono coinvolti in questioni fondamentali dei diritti umani che vanno dalla tutela della libertà di parola durante la “primavera araba” di essere costretti ad identificare i dissidenti in regimi repressivi. In un tempo di globalizzazione, l’iper-trasparenza e le aspettative crescenti tra le parti interessate informate, il rischio in tacita complicità anche in violazione dei diritti umani è in crescita. Le wise società dovranno guardare le loro politiche dei diritti umani e le pratiche nel 2012 e agire per mitigare eventuali passività.

10. Terra sette miliardi e crescita: Nel 2011 la popolazione mondiale ha superato sette miliardi di persone . Anche a sette miliardi abbiamo avvertito una catastrofe malthusiana-lontana. Ma, come sempre più persone competono per le risorse della Terra, la necessità di essere più efficiente continuerà ad aumentare. Tutto da semiconduttori ad alta efficienza energetica per le automobili elettriche e per conservare le piante acquatiche, si trovano nuovi mercati nel 2012 e oltre. L’imperativo per allungare le risorse faranno sempre di più della sostenibilità un principio fondamentale di progettazione per le società vincenti del futuro.

http://www.forbes.com/sites/forbesleadershipforum/2012/01/18/the-top-10-trends-in-csr-for-2012/

Forbes: le 10 più grandi imprese automobilistiche del mondo 2012

        La pubblicazione Forbes ha realizzato anche nel 2012 un Top 100 più grandi aziende nel mondo, tenendo conto di molti fattori, dalle vendite e i profitti fino al valore di mercato e l’ambito business. La più grande azienda nel 2012 è Exxon Mobil, che ha raggiunto per la prima volta la cima di questa classifica, seguita da JPMorgan Chase, General Electric, Royal olandese Shell e la banca cinese ICBC consorzio.

        Questo è il top 10 delle imprese automobilistiche (tra parentesi le posizioni generali top Forbes): Volkswagen (voce 17), Toyota (voce 25), Daimler (voce 37), Ford (punto 44), Honda (voce 50), BMW (voce 61), General Motors (voce 63), Nissan (voce 85), Mitsubishi (voce 95), Hyundai (voce 96).

Volkswagen Group è stato il più apprezzato gruppo di auto, dovuto principalmente alle vendite nel 2011, pari a oltre 220 miliardi di dollari, mentre l’utile è pari a 21,5 miliardi di dollari, a differenza di Toyota che ha raggiunto un profitto piccolo anche se le vendite erano più alte con 10 miliardi. Daimler Divisione deve la sua posizione anche a camion e furgoni, mentre la Honda è guidata dalle vendite di motocicli e generatori, e Mitsubishi dalle vendite di apparecchiature elettroniche.

Tuttavia, se si considera la Top 100 complessiva, nessun produttore automobilistico non riesce classificarsi nelle prime dieci posizioni, dominate dalle compagnie petrolifere – praticamente nelle prime 12 posizioni troviamo cinque delle più grandi compagnie petrolifere del mondo.

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